I Pariolini – Roma, anni 90

Erano tutti vestiti allo stesso modo, maschi e femmine, erano i Pariolini degli anni 90, e se non eri come loro avevi finito di vivere. Il sabato pomeriggio andavano a ballare in discoteca in via Veneto e traverse, in locali piccolissimi dove stavano tutti stipati come sardine ed era quasi impossibile muoversi se non a spintoni. Guidavano l’SH dell’ Honda dritti, come se avessero ingoiato un palo, col busto esageratamente attaccato allo sterzo, come per distinguersi dai ‘borgatari’ di Primavalle e Torrevecchia che andavano col Ciaetto o con la Vespa tutti storti, e portavano la giacca jeans della Uniform col collo di ‘finta pecora’ o il giubbotto blu dell’Americanino, quello del logo col bulldog in un cerchio rosso.

La Vespa, con cui negli anni 90 ci spostavamo noi adolescenti 'normali' - Fonte: Pixabay
La Vespa, con cui negli anni 90 ci spostavamo noi adolescenti ‘normali’ – Fonte: Pixabay

A guardarli dall’esterno, i Pariolini pareva che vivessero in un film, si volevano tutti bene, pareva che si conoscessero tutti da anni, si salutavano facendosi un sacco di moine e si chiamavano sempre con nomignoli: Edo, Lore, Lollo, Ele, mai più di due sillabe, altrimenti non era chic. Alcune volte al sabato vigeva l’imposizione di entrare in uno di questi locali ‘fighi’ obbligatoriamente muniti di coppola blu, e allora tutti correvano da Fellini a via Cola di Rienzo e spendevano anche le vecchie settantamila lire per un cappello che avrebbe permesso loro di accedere in un posto ‘in’ dove solo il biglietto costava trentamila lire. C’erano quelli che, all’ingresso, si davano tante arie solo perché avevano un paio d’anni più di noi e da loro dipendeva chi sarebbe entrato e chi no: già, perché se avevi la coppola, ma portavi i calzini bianchi, allora te lo potevi scordare di scatenarti sulle note di Jeeg Robot d’acciaio suonate da band parioline semisconosciute che venivano osannate manco fossero i Queen, te ne tornavi a casa buono buono senza fare storie, o correvi a comprarti i calzini di Ralph Lauren, e allora andavano bene anche se erano bianchi. Il discorso cambiava per le ragazze: se erano carine e disponibili le facevano entrare anche vestite come Heidi, e lo stesso valeva se erano piene di soldi; non avere tutti gli abiti in regola in quel caso veniva considerata una stravaganza da ricchi.

Il piacere di fare gruppo senza aderire a particolari mode del momento - Fonte: Pixabay
Il piacere di fare gruppo senza aderire a particolari mode del momento – Fonte: Pixabay

Per quelle come me il sabato consisteva nell’anticiparmi più compiti che potevo per la settimana successiva, perché tre pomeriggi alla settimana avevo danza, e non potevo trascurare lo studio: poi se restava un po’ di tempo andavo a passeggio per via del Corso con quelle poche amiche che come me erano state emarginate dalla società scolastica. Andavamo al cinema, ma solo se c’era un film con Tom Cruise, o a mangiare da Burghy a piazzale Flaminio, sempre sperando di non incontrare qualche ‘pariolina’ di classe nostra o erano dolori, perché se un posto che frequentavi era considerato zona loro erano capaci di intimarti di andartene anche prendendoti a spintoni o fartela scontare il giorno dopo in classe: la loro persecuzione ai nostri danni infatti non si limitava solo alle ore scolastiche, ma continuava anche fuori, in qualsiasi posto ci trovassimo.

Anni 90: Anche allora adolescenti vittime dei bulli - Fonte: Pixabay
Anni 90: Anche allora adolescenti vittime dei bulli – Fonte: Pixabay

Siamo figli viziati di genitori nati nell’immediato dopoguerra, a ridosso del boom economico, circondati dal benessere a tutto tondo: giocattoli, vestiti, e un albero di Natale stracolmo di doni all’insegna di un consumismo che iniziava a dilagare e che avrebbe avuto il suo culmine e il suo trionfo negli sfavillanti e modaioli anni Ottanta. E’ stato proprio questo eccedere troppo in tutto che ha condotto buona parte dei miei coetanei ad imperniare la loro esistenza solo sull’apparenza, su un’esteriorità che ci voleva e che ancor oggi ci vuole, anzi ci pretende tutti belli, ricchi e vincenti, come i ragazzi delle pubblicità, ben abbigliati, circondati da ragazze bellissime, in posti da cartolina. Si doveva dare almeno una parvenza, anche lontana, di questo nuovo status, altrimenti si veniva tagliati fuori, e, nel peggiore dei casi, si veniva tagliati fuori in malo modo.

Adolescenti anni 90. Le musicassette con le compilation del cuore. Fonte: Pixabay
Adolescenti anni 90. Le musicassette con le compilation del cuore. Fonte: Pixabay

Negli anni 90 per un periodo non proprio felice della mia esistenza sono stata una di quelle tagliate fuori: all’epoca la cosa mi fece soffrire molto, ma adesso che sono adulta mi sono resa conto che molti dei pariolini che spadroneggiavano nella mia scuola, nella vita non hanno concluso un bel niente, vivono ancora solo e soltanto di apparenza. Io oggi posso ritenermi orgogliosa di non essere cambiata mai, di essere rimasta sempre la stessa. La vita mi ha dato molte più soddisfazioni di loro, che spesso, quando viene organizzata una cena di classe, se sanno che vi prenderemo parte anche noi, ex ‘perseguitati’, declinano l’invito perché, oltre a non aver nulla da raccontare riguardo la loro vita, non hanno nemmeno il coraggio di guardarci in faccia. Loro, quelli che in gruppo facevano i leoni, ora presi uno ad uno sono peggio degli agnellini. Forse finalmente hanno scoperto che cosa significhi provare vergogna, ma non quella che facevano provare a noi per ciò che secondo loro eravamo, quella per i loro comportamenti, quella per ciò che loro effettivamente erano e sono rimasti.

E questa, dopo tanti anni, nei loro confronti credo che sia la nostra più bella vittoria.

Ci sentiamo presto.

La Bionda.

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