Er posto fisso

Una delle cose che non riesco proprio a capire quando si parla di lavoro, è la tendenza che ha certa gente di ‘gonfiare’ in maniera esagerata ciò che realmente fa. E anche se spesso si sente dire che il lavoro nobilita l’uomo, a volte è proprio l’uomo in questione a sentirsi imbarazzato nel dire, a chi glielo chiede, quale sia la sua occupazione. E allora ecco il metronotte che racconta di essere in realtà un commissario di polizia, con tanto di atteggiamento alla Serpiko e Ray Ban d’ordinanza anche in piena notte; la cameriera ai piani dell’albergo di periferia che, con la puzza sotto al naso, millanta di essere direttrice del personale del Plaza; la signora che dice alle amiche di lavorare in banca o alla Posta (ultimamente è gettonatissimo anche un non meglio precisato ‘Ministero’) quando invece la ditta appaltatrice per cui lavora si occupa solo delle pulizie dei suddetti luoghi.

Il bello è che queste persone non si limitano solo a dire balle, spinte da quel senso di ‘inferiorità lavorativa’, influenzata in parte dalla necessità che hanno in molti di apparire al top sempre e comunque, ma più di tutto dal giudizio degli altri: di fronte a una persona che svolge un lavoro ‘umile’, hanno anche il coraggio di tirare frecciatine per farla sentire esattamente come si sentono loro ogniqualvolta qualcuno gli domanda:

“E tu, di che cosa ti occupi?”

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Stessa cosa accade quando un genitore ‘pappolaro’* attacca a parlare con amici e conoscenti del lavoro dei propri figli: in questo caso si scatena una vera e propria gara “a chi c’ha er fio cor lavoro mejo”**. E così, un esercito di genitori agguerriti inizierà a sparare riguardo alla prole una quantità industriale di cazzate lavorative, tali da far camminare gratis un esercito di Frecciarossa per almeno due lustri.

“Mi’ fia è diventata ‘a direttrice d’ ‘a Rinascente!” (ma la ragazza fa la commessa in una jeanseria sulla Tuscolana);

“Er mi’ fio l’hanno chiamato a fa’ er ricercatore a Toronto!” (ma er pischello fa er portantino*** ar Santo Spirito);

Giuglio mio è scheff stellato de ‘n ristorante americano (quando Ggiuglio in realtà lavora al Mc Donald’s);

“Soana mia s’è aperta ‘na catena de negozzi de intimo e costumi, è socia-capo-fondatrice (???) …poi vai a vede’ ‘ndo lavora Soana sua e sta da Calzedonia a via Boccea.

In questo caso c’è sempre un genitore che ascolta in silenzio tutte le chiacchiere degli altri pronto a tirare fuori l’asso dalla manica: ER POSTO FISSO. Quante volte avete sentito qualcuno dire con fierezza: “Aoh, ar mi’ fio j’hanno dato er posto fisso!“? Perché fin dall’immediato dopoguerra ‘er posto fisso’ era visto come una vincita alla lotteria. Non a caso la frase veniva spesso sussurrata sottovoce, con timore quasi reverenziale e quella sorta di arroganza mista ad orgoglio che rende simpatico e tollerabile il nostro esse’ fanatici. Ma anche in questo caso, il più delle volte, il genitore ha detto una stronzata: perché er mettese a compete’ co l’artri è n’arte. L’importante è ariva’ primi, pure quanno se stanno a spara’ cazzate. E co’ ‘a bucia der posto fisso ce se riesce.

Personalmente penso che tutti i lavori siano utili, e che ognuno di noi dovrebbe essere orgoglioso di ciò che fa, senza ‘rivedere e correggere’ per mostrarsi superiore agli altri. Vivere nella dipendenza costante da ciò che gli altri potrebbero pensare di noi, non farà altro che alimentare la nostra tendenza a raccontare bugie, facendoci finire in una sorta di circolo vizioso nel quale, alla fine, rimarremo intrappolati.

Se beccamo presto.

La Bionda.

P.S.: Volevo precisare che in questo post ho ironizzato sulla tendenza a raccontare bugie di certa gente, non certo sui tipi di lavoro descritti (sono io stessa una commessa!). 

LEGENDA PE’ CHI NUN E’ ROMANO:

*Bugiardo, cazzaro;

**A chi ha il figlio con il lavoro migliore;

*** Operatore socio sanitario.

7 pensieri riguardo “Er posto fisso

  1. Muahahha non so da voi ma da noi c’è subito il contrattacco fulmineo “eh ma tanto de sti tempi anche il posto fisso non dà più garanzie” (non so se è ancora in atto ma era uscita una legge che potevi venire licenziato anche col contratto indeterminato). (Manco a una partita a scopa sono così feroci) ahahah

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