Editori a pagamento? Ma anche no!

Scrivere è sempre stato il mio sogno, fin da bambina. E così già alle elementari, quando la maestra ci assegnava la ‘composizione libera’, davo sfogo alla mia creatività e scrivevo storie. Le prime erano di fantasia, influenzate dai cartoon giapponesi che nei primi anni 80 avevano come protagoniste ragazzine in possesso di super poteri (vedi l’incantevole Creamy). Poi col passare degli anni iniziai a raccontare anche altro, e il desiderio di pubblicare un libro crebbe insieme a me: fu così che, pc alla mano, mi misi alla ricerca di una casa editrice. Mentre scorrevo tra i tanti nomi notai un editore romano la cui sede era poco distante da dove abitavo da ragazzina, e, vuoi per campanilismo, vuoi perché il sito mi convinceva, vuoi perché parlavano di un premio letterario importante dedicato a scrittori esordienti, decisi di mandargli alcuni miei lavori.

DICIASSETTE

Non pensavo mi avrebbero contattato, o perlomeno non così presto, invece circa dieci giorni dopo mi telefonò la loro segretaria dicendo che avevano esaminato i miei racconti e che ero risultata tra i vincitori del concorso da loro pubblicizzato, inanellando una serie di complimenti davanti ai quali anche un’analfabeta si sarebbe sentita la nuova Oriana Fallaci e facendomi una proposta di pubblicazione. Mi chiese di mettere a loro disposizione tre novelle a scelta che avrebbero inserito insieme a quelle di altri autori sia in un e-book che in una raccolta cartacea, e poi una poesia e una mia foto con la quale sarebbe stato realizzato un video promozionale su Youtube. Inoltre avrei avuto a disposizione una pagina web per tre mesi in cui chi lo desiderava avrebbe potuto leggere i miei racconti. Invece il libro cartaceo sarebbe stato portato in giro per fiere e saloni del libro d’ Italia, e a fine anno avrei percepito le royalties complessive sulle vendite che mi sarebbero state liquidate tramite assegno bancario. Detta così mi sembrò una cosa fantastica. “Cazzo, sto per diventare una scrittrice!” pensai, e accettai.

DODICI

La segretaria, con accento che noi a Roma definiamo ‘ndinghete ‘ndonghete, al mio sì mi disse con voce piena di sussiego che, nonostante fossi una delle vincitrici del premio letterario, avrei dovuto versare “Ehm… una piccola quota…” (!) per le spese di pubblicità, per il grafico che avrebbe dovuto realizzare la copertina e per l’impaginazione e la messa in rete dell’e-book. E questa piccola quota ammontava a 170 euro. Mi disse che era “Ehm… una piccola formalità” ma che all’inizio è una cosa normale in quanto le case editrici devono essere necessariamente supportate dagli autori specie quando sono sconosciuti, etc. etc. etc., comunque a suo dire non me ne sarei pentita, e le royalties di fine anno me ne avrebbero dato prova.

E vabbé, dico tra me e me, damoje ‘sti sordi.

Pago tramite bollettino postale (ancora mi ricordo, due pezzi da 50 euro, tre da 20 e uno da 10) e dopo una settimana mi mandano a casa cinque copie del libro in cui erano stati inseriti i miei racconti, un volume tutto impolverato di antiche novelle italiane che avevano definito edizione di lusso e mi arrivano tramite e-mail i link di riferimento della video-poesia su Youtube e della pagina web nella quale le mie storie erano state ‘sbattute’ con un semplice copia e incolla, una dopo l’altra. Sempre la solita segretaria de Frascati mi chiama di nuovo e mi fa: “Comblimendi, ora si può definire una scrittrice!” esortandomi a condividere il più possibile sui social i vari link perché ‘ora toccava a me fare di tutto per farmi conoscere’.

VENTIQUATTRO

Guardando il retro del libro mi accorgo che il prezzo è di 23 euro (cazzarola, manco quelli de Ken Follett costano così tanto!) che la copertina è una mezza cagata e che i racconti all’interno sono solo quelli che ho scritto io: per il resto c’è un’accozzaglia di poesie (alcune piene di errori ortografici che in casa editrice non si sono nemmeno presi la briga di correggere) che sembra siano state messe lì per fare numero ed accumulare il maggior numero di fessi (me compresa) disposti a paga’ più de ‘na piotta e mezza pe’ sentisse scrittori.

Ma il bello deve ancora venire.

Passano sei mesi, arriva dicembre e si avvicina la data in cui dovrebbe arrivare l’assegno con le royalties. So già di aver preso una fregatura colossale, ma cocciuta come un mulo e fermamente decisa a sbugiardare la frascatana chiamo la casa editrice e chiedo notizie sull’ ammontare dell’ assegno. La signora prende tempo, s’impappina, e con voce incerta mi dice che: “L’editoria è in crisi, ehm… avevamo puntato tutto sulla diffusione dell’e-book ma purtroppo non ha ricevuto il riscontro che ci aspettavamo… ehm… idem per il cartaceo…

“SIGNORA, NON HO TEMPO DA PERDERE, MI DICE A QUANTO AMMONTA L’ASSEGNO??”

Ehm… sarebbero due euro e cinquanta… ehm… ma vista la cifra è meglio che venga a prenderselo lei, perché se glielo spediamo dobbiamo sborsare noi un euro per il francobollo, quindi a lei resterebbe solo un euro e cinquanta… ehm…

EHM… EHM… EHM… LI MORTACCI TUA, SCUSATE IL FRANCESISMO!

Lo penso ma non glielo dico, mi limito a: “Se lo tenga pure, l’elemosina già ve l’ho fatta io sei mesi fa regalandovi 170 euro. Per favore non contattatemi più”. E riaggancio.

TRE

Ma nonostante tutto, non finisce qui.

Passano altri sei mesi, è di nuovo giugno e un giorno all’ora di pranzo mi chiama di nuovo una signora dalla stessa casa editrice, questa non è de Frascati ma c’ha l’accento della Costa Jonica, mi dice che visto che un anno fa ho vinto un premio letterario con loro (!) ho di nuovo l’occasione di poter pubblicare questa volta ‘ben sei racconti’, con tanto di video (un altro!!) e una pagina web ancora più ampia. Il tutto alla modica cifra di 350 euro, ma c’è da dire che la raccolta verrà portata in giro non solo in Italia, ma anche in Europa.

Stavolta la corona me la so’ fatta cascà de brutto, e nun so se ha fatto più rumore lei o er vaffanculo che j’ho dato.

VENTI

Perché, cari aspiranti scrittori, dovete sapere che ancora oggi girano individui travestiti da editori che sono bravissimi a truffare la gente in buona fede. Io, che ero alla mia prima esperienza, ci sono cascata con tutte le scarpe. Poi ho scoperto il self-publishing: il web è pieno di piattaforme (prima fra tutte Amazon ma ce ne sono tante, basta cercare bene) che permettono la pubblicazione dei propri scritti a costo zero: chi come me è esperto di programmi di grafica, attenendosi a determinati parametri può anche realizzare da solo e inserire la copertina che preferisce, altrimenti c’è possibilità di scegliere tra un’infinità di cover messe a disposizione dalla piattaforma (sempre a costo zero) o di chiedere l’assistenza di un grafico professionista (solo in questo caso la realizzazione è a pagamento). Con un click il libro è in rete e immediatamente disponibile per l’acquisto, sia in formato e-book che in versione cartacea tramite un servizio di print-on-demand. In breve tempo potrà essere anche ordinato e poi ritirato presso le librerie che aderiscono a questo tipo di iniziativa (nel caso di Amazon, le catene Mondadori). E il bello è che possiamo decidere il prezzo e le royalties per ciascuna copia, che ci verranno accreditate sul conto corrente bancario a 60 giorni, senza contare che possiamo effettuare quando lo riteniamo più opportuno anche dei prezzi scontati per incentivare le vendite.

Ho deciso di condividere con voi la mia esperienza perché non facciate il mio stesso errore. Come si dice a Roma ‘C’ho dovuto sbatte er grugno’ ma ho imparato la lezione. Un editore serio se è interessato al vostro manoscritto e lo reputa idoneo alla pubblicazione, non vi chiede un centesimo.

Se vi è piaciuto questo articolo, condividetelo, più semo, mejo stamo, e meno se famo frega’.

A presto,

La Bionda

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28 pensieri riguardo “Editori a pagamento? Ma anche no!

  1. Eh sì ci sono lupi famelici in giro, altro che editori. Diciamo anche che forse ci sono più scrittori che lettori in questo mondo e ho letto cose (dico cose e non romanzi eheheh!) che onestamente sanno proprio di poco. Una pubblicazione seria dovrebbe essere preceduta da un buon lavoro di editing, fatto da persone qualificate, perché è necessario che qualcuno legga e corregga un lavoro e che questo qualcuno che non sia lo stesso scrittore

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    1. Sì, questo infatti è l’unico inconveniente di pubblicare come autrice indipendente. Anche se sei in grado di farti l’editing da sola e il libro di per sé è buono, ci sono troppi altri libri ‘brutti’ o scritti male da autori incompetenti pubblicati nella stessa modalità che mettono in cattiva luce quei pochi di qualità.

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  2. Ci farebbe piacere condividere il tuo articolo. Non hai il tasto reblog. Comunque condivideremmo scrivendo un’introduzione e segnalando il tuo blog come abbiamo fatto in occasione della pubblicazione di un post di un’amica che seguiamo (ti scriveremmo in privato…ma non sappiamo come)

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  3. Se un editore mi chiede soldi dico ‘No, grazie’. A te è andata bene. Appena 170 euro che c’è che sborsa migliaia di euro per riempirsi la cantina di libri.
    Comunque simpatico il post. Il selfpublishing lo pratico da sei o sette anni. Pagamenti puntuali e report di vendite.
    PS il cartaceo tramite KDP è dotato di ISBN il libro è ordinabile ovunque

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    1. Ho letto l’articolo e ti do pienamente ragione. Per quanto riguarda il self-publishing, è vero, ha i suoi pro e i suoi contro, ma lo preferisco sempre a una casa editrice che ti chiede soldi per pubblicare. Ad esempio io di due libri pubblicati su Amazon ne ho uno che continua a vendere a tre anni dall’uscita, l’altro che si è fermato quasi subito e le cui vendite sono sporadiche. Per il prossimo, a cui sto lavorando, credo che farò una ricerca più approfondita per trovare una casa editrice seria e non editori ‘gargarozzoni’. 🙂

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