Ipocrisia – senti da che pulpito

I sette vizi capitali: quelli che a catechismo dovevi conoscere a memoria, e nell’ esatta successione sennò la suora ti bacchettava e ti trattava come fossi la reincarnazione di Lucifero. Tutti ne siamo stati affetti almeno una volta nella vita. Da uno o da tutti e sette. L’Ira, quando ci siamo incazzati a bestia col coglione che ci ha tamponato; Avarizia, se abbiamo avuto il braccino corto quando era il nostro turno per pagare al bar; Invidia: quando abbiamo rosicato per la macchina nuova fiammante del collega di lavoro o il fisico scolpito di sua moglie; Superbia, di cui abbiamo peccato perché ce la siamo tirata anche quando non potevamo o non dovevamo; Gola perché abbiamo abusato di quel piatto che ci piace tanto; Accidia, se abbiamo avuto scarsa voglia di lavorare o di migliorare noi stessi. E infine, siamo stati lussuriosi. Nel modo o nei modi che preferiamo, e tutte le volte che ne abbiamo avuto voglia, ovviamente senza nessun pentimento. 

Fonte: Pixabay

 Ma c’è un vizio che non è annoverato tra questi, e che a mio avviso è il peggiore in assoluto. E probabilmente non fa parte dell’elenco perché più che un vizio, a mio avviso è una vera e propria malattia dell’anima, o forse è la sintesi di tutti e sette. Si chiama ipocrisia. L’ipocrisia è camaleontica come la moda: ha mille sfaccettature, e si manifesta in tanti modi, con la differenza che la moda è discutibile solo in certi casi o in certe situazioni, l’ipocrisia lo è a prescindere. 

Ipocrisia

Viviamo in un mondo di ipocriti, e a volte lo siamo anche noi. Da quando finalmente si da voce alle donne che hanno subito stupri o molestie, tantissime persone hanno iniziato, sia nella vita reale che sui social, a difendere a spada tratta le vittime di tali soprusi. E fin qui, nulla di sbagliato, anzi. Quello che non tollero però, è la presenza dell’ipocrisia anche in un contesto serio come questo. Appena due giorni fa in Irlanda, a Cork, un giovane è stato assolto dall’accusa di stupro perché la donna che ha denunciato la violenza (per giunta minorenne) indossava un perizoma in pizzo. Le bacheche dei social si sono riempite di frasi di solidarietà verso questa ragazza, tanto che un’artista di Treviso ha messo in rete un disegno in cui il perizoma incriminato è usato da una mano femminile a mo’ di bandiera, con l’hashtag #ThisIsNotConsent, immagine diventata subito virale con gran sorpresa dell’autrice che non si aspettava certo un così grande risalto mediatico. 

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Facendo un giro su Facebook, mi sono sorpresa anch’io di vedere la mia home invasa da quel disegno, ma la mia sorpresa più grande è stata quella di accorgermi che è stato condiviso anche da persone che conosco bene e che, tanti anni fa, parlo degli anni 80/90, quando sentivano parlare di molestie incolpavano sempre la vittima in quanto… “Se l’era cercata”. Le adolescenti oggi come ieri rappresentano purtroppo la categoria più esposta quando si tratta di queste cose. E più di vent’anni fa, se qualcuno molestava in maniera pesante una ragazzina, erano proprio le persone che oggi si ergono a paladine dei diritti femminili ad accusare la ragazzina in questione dicendole: ‘Ma guarda come ti vesti!’ oppure: ‘Ti ha dato fastidio? Ma tu com’eri vestita?’ Inutile dire che in quel periodo di pantaloni alla zompa-fosso, maglioni informi e Superga in tutte le occasioni era davvero difficile provocare. Ma se accadeva in estate, quando braccia e gambe oltre ad essere scoperte risaltavano anche per una bella abbronzatura, la ‘colpa’ era sempre della ragazza che aveva indossato un vestitino corto per andare in spiaggia, o di quella che portava i capelli sciolti sulle spalle, non certo del bavoso che la molestava. 

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Ed ecco che torna in ballo l’ipocrisia. Vorrei dire a quelle donne, o meglio a quelle ex adolescenti che puntavano il dito, che si ergevano a tribunale dell’Inquisizione con le loro coetanee giudicando deplorevole il loro modo di vestire, con frasi tipo: “Ma dove vai con quella gonna? Poi non ti lamentare se ti violentano!” “Guarda che costume sgambato ti sei messa! Poi E’ NORMALE se qualcuno ti mette le mani addosso!” “Tagliati i capelli, e vedrai che non ti daranno più fastidio!” Vorrei dire loro, ma non vi vergognate neanche un po’ a fingere di essere quello che non siete? Non provate neanche un po’ di vergogna, voi che millantate di essere delle ottime mogli e delle ottime madri, a mostrarvi solidali sui social quando il vostro modo di pensare a distanza di anni non è cambiato di una virgola? Cosa fareste, oggi, se un bavoso infastidisse vostra figlia e qualcuno le dicesse che è colpa sua? Le chiedereste come si era vestita? 

Ssshhh, per favore, state zitte. Cercate di portare rispetto almeno a quella povera ragazza irlandese stuprata anche dalle istituzioni. E portatelo anche a voi stesse un po’ di rispetto, perché l’ipocrisia è un nascondiglio temporaneo, e quando la verità viene a galla l’unica maschera che potrete indossare sarà la vostra brutta faccia, e sarà con quella che dovrete guardare negli occhi di tutte le persone a cui quotidianamente mentite.

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