ER CORONA VIRUSE

Una volta questo nome ce l’aveva ‘n paparazzo,
da quest’anno ‘nvece è ‘n virus che già ha rotto troppo er cazzo.
L’italiano, che è amicone, mal sopporta ‘a situazione,
Gnente abbracci, gnente mani, manco fossimo l’indiani:
pe’ di’ ciao a quarcheduno lo dovemo fa’ cor fumo.

Dentro ‘a metro hai stranutato? C’è chi grida all’attentato!
E lo Stato ce protegge e tira fori n’antra legge:
Niente scola ai regazzini, dai più grandi ai più piccini,
quanno invece i genitori tutto er giorno stanno fori.

Come se i lavoratori nun rischiassero er contagio,
a contatto co’ qua’ ggente che er pericolo n’oo sente:
vanno in giro, ‘sti cojoni, senza pijà precauzioni.

Che ve costa ‘a mascherina e ‘n flacone de Amuchina,
nun tossi’ in mezzo a la folla, sennò è ‘na carneficina?
Nun pensamo solo a noi, forti come gladiatori,
ce so’ in giro tanti anziani, e pe’ loro so’ dolori.

Quindi famo ‘n po’ attenzione, tutti insieme, tutti quanti,
evitiamo, per un po’, bar locali e ristoranti.
Famolo pe’ questa Italia, così gajarda e così tosta,
Nun la damo vinta all’artri, che ce vonno spezza’ l’ossa.

Passerà ‘sta situazione e poi saranno cazzi vostra!

(© 2020 Raffaella Legname)

7 pensieri riguardo “ER CORONA VIRUSE

      1. Se nel mio piccolo posso fare qualcosa per portare un sorriso lo faccio ben volentieri. Per il resto, massima precauzione e la consapevolezza che se restiamo uniti e per un breve periodo sacrifichiamo la nostra libertà, ben presto questa epidemia sarà solo un ricordo.

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