‘Tu non hai figli, non puoi capire!’

Tra le tante caratteristiche che una donna deve avere perché un certo tipo di società la definisca ‘una Donna completa’, ‘con la D maiuscola’ etc. etc. c’è quella di essere madre. Proprio in un videogioco della Nintendo, quelli anni 80/90 in cui andavi avanti solo se superavi determinati livelli, quello della maternità è l’ultimo, il decisivo, quello che ti fa apparire agli occhi degli altri come una che ce l’ha fatta, che… ‘ha vinto’ e che ha più ‘voce in capitolo’ rispetto a chi, per scelta o per impossibilità fisica o economica, figli non ne ha avuti.

Secondo chi ci associa a Super Mario, Sonic e affini, per noi donne i livelli da superare sono:

  • nascere;
  • crescere;
  • comunioni e cresime varie per chi è credente;
  • fidanzarsi;
  • festa dei 18 anni;
  • diploma;
  • laurea;
  • matrimonio col fidanzato storico (no, nun te poi lascià e mettete co n’antro, sennò rompi la catena!).
  • E infine, DIVENTARE MADRE!!!!

Se questo non accade, puoi metterti l’anima in pace: sarai sempre considerata ‘meno importante’ rispetto a una donna che ha dei figli. E in certi casi parleranno di te come se fossi incompleta, imperfetta, di serie B. Anche mezza scema o puttana per certe culture paesane in cui nessuna donna si può arrogare il diritto di scegliere cosa fare della propria vita, perché deve ‘farsi scegliere’ dal primo che capita (anche se manesco, maschilista, poco intelligente e in certi casi disonesto) l’importante è che metta su famiglia, stia zitta e faccia la donna come tutte le altre. Se sono invece persone di cultura ma sotto la laurea nascondono le reminiscenze di certe culture paesane di cui sopra, ti definiranno nullipara, perché sei in età feconda ma ancora non hai partorito (e, sempre secondo loro, sarebbe ora che tu lo faccia!).

Ma i figli li devi ASSOLUTAMENTE fare. Perché altrimenti non puoi neanche lamentarti se un bambino è maleducato, sennò ti arriva Genitore 1 o Genitore 2 a dirti:

MA E’ SOLO UN BAMBINO!!!”

E se gli fai notare che un bambino, in quanto tale, andrebbe educato, ti dice:

“TU NON HAI FIGLI, NON PUOI CAPIRE!!!”

Perché ovviamente il parto ti rende anche più intelligente e comprensiva e ti fa capire e vedere cose che voi umani… ah no quello era Blade Runner!

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E non puoi neanche definirti felice se ti accade qualcosa di bello, di gratificante (un amore, una soddisfazione lavorativa, una vincita, o semplicemente la felicità di essere te stessa, così come sei, con tutti i tuoi pregi e difetti), perché questo tipo di persone sarà lì, pronto a dirti che sì, sarai anche contenta, ma nulla è paragonabile alla gioia di essere mamma. E qui, scusate, ma non sono d’accordo. Personalmente penso che un figlio ti renda felice solo ed esclusivamente se hai il desiderio di diventare madre. Ma se la maternità ti viene imposta (dalla società, dai tuoi che vogliono a tutti i costi diventare nonni, o anche dall’idea – sbagliata – che ti sei fatta messa sotto pressione a destra e a manca da chi ti dice che i figli vanno fatti) allora non credo che un figlio sia la gioia più grande. Perché per ogni madre per scelta, e felice di essere tale, ce n’è una (o anche più di una) a cui la vita è cambiata in peggio perché la maternità non era nel suo dna o nelle sue priorità, ma l’ha fatto perché… ‘andava fatto’.

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La cosa che mi stupisce di più è che sono sempre le madri a criticare e ad imporre alle altre di avere figli. Le donne senza figli vivono la loro vita facendosi – giustamente – i cazzi loro. Un po’ come quando le coppie tartassano i single esortandoli a ‘trovare qualcuno’ perché ‘quella è la normalità’, ‘prima o poi lo fanno tutti’ etc. Senza contare che il fatto di diventare o meno madre è un argomento abbastanza delicato da trattare, specie se la donna in questione non ha figli perché non può averne, o magari ne ha perso uno da poco e trema al pensiero che la situazione si possa ripetere. Oltretutto, chi punta il dito, giudica e pretende di organizzare la vita altrui, molto spesso va fuori di testa se qualcuno lo ripaga con la stessa moneta a suon di esortazioni e domande inopportune.

Perché chi non ha figli ‘…non può capire’, ma chi ne ha non capisce l’importanza di pensare alla propria vita senza intromettersi in quella degli altri. Specie quando si tratta di scelte che la vita te la cambiano, e di medaglie che a volte hanno un rovescio poco felice.

Per oggi è tutto. Vi saluto.

Senza sfonnoni romaneschi, perché questo è un tema che mi sta particolarmente a cuore.

La Bionda.

 

 

 

Un pensiero riguardo “‘Tu non hai figli, non puoi capire!’

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