Ma è solo un bambino!

 

Ultimamente non si fa altro che esortare le donne a fare figli, come se diventare madre non fosse una scelta ma un dovere. E in molte, anche se non sono tagliate per la maternità, decidono di avere bambini perché ‘tutte le donne prima o poi ne hanno’, convinte che una donna non può sentirsi ‘completa’ e ‘realizzata’ se non diventa mamma. E allora via alle foto sui social col pancione dipinto, alle dirette dall’ospedale al momento del parto e alle foto di famiglia con tanto di scritta ‘Amore puro’ ‘Amore incondizionato’ (le prime due frasi usate alternativamente per i figli e per il cane o il gatto!) ’79 mesi di te’ e così via. Pare che hanno partorito solo loro!

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Poi però questi bambini crescono. E come spesso accade ai figli di donne che li hanno messi al mondo solo perché… ‘andava fatto’, crescono completamente allo stato brado. Ci sono varie location in cui questi pargoli danno il meglio di sé: ecco le più gettonate.

1 – I centri commerciali

I negozi dei centri commerciali sono il bersaglio preferito dei marmocchi maleducati. Urlano e si dimenano come fossero posseduti mentre il papà aspetta fuori pensando “Ma chi me l’ha fatto fa’ oggi a anna’ ar centro commerciale?!?!” e la mamma:

  • O ha il naso incollato allo smartphone e si sta facendo i cazzi di qualcuno su Facebook;
  • O gira tra gli scaffali indecisa sul profumo da acquistare, mentre il pargolo, per attirare la sua attenzione, zompetta – o meglio ‘poga’ manco fosse a un rave –  attorno a lei e alla povera commessa che lo deve schivare come fa un bomber  col suo avversario;
  • O si parcheggia nel camerino di prova con 37.655 capi da provare (e naturalmente il cellulare per farsi le foto davanti allo specchio)  mentre il piccolo demonio si arrotola urlante nelle tende dei camerini di prova altrui perché sa che quando mamma fa shopping non va disturbata e allora pensa bene di rompere il cazzo agli altri;
  • O incontra l’amica che ha un altro figlio ‘bello e dannato’ come il suo e inizia con lei una conversazione dalla portata biblica mentre i due bambini quatti quatti partono all’espugnazione del punto vendita trasformandolo in una sorta di boot camp under 10 in cui a farne le spese sono il personale e i clienti;
  • O nota tutto quello che suo figlio sta facendo ma nun je ne po’ frega’ de meno, e nel momento in cui qualcuno glielo fa notare replica con la fatidica frase:

MA E’ SOLO UN BAMBINO!

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2 – I ristoranti

Dimenticate quelle serate tranquille al ristorante, davanti a ‘n ber piatto de bbucatini cacio e pepe: se arriva una famiglia con bambini-horror al seguito, ve potete pure rassegna’, è finita la pace. Perché questo tipo di famiglia entra nel ristorante a mo’ di carovana intenzionata a distruggere la vostra pace: sette persone tra moglie, marito, suocera, suocero (di solito sono sempre loro a pagare il conto) due pargoli di circa 4 e 6 anni e uno urlante nel passeggino del quale la mamma dice ancora l’età in mesi (e continuerà a farlo anche quando il piccolo avrà ormai 23 anni. Dirà “Mio figlio ha 276 mesi”).  Oltre al fatto che ci metteranno 40 – 45 minuti per scegliere il tavolo o per farselo cambiare visto che a certe signore nun je sta mai bene gnente, tutto questo accadrà mentre i bambini scambieranno il ristorante per un campo di battaglia, e voi, che in quel posto eravate entrati per cenare e passare una piacevole serata, vi ritroverete a schivare i giocattoli lanciati dal più grande, a spostarvi senza sosta perché il mezzano passa continuamente dietro alla vostra sedia con la bicicletta e quello nel passeggino urla come se lo stessero squartando proprio a ridosso delle vostre orecchie. Ma non pensate neanche lontanamente di mostrarvi infastiditi, né di obiettare alcunché, perché la mamma, con espressione da madre-coraggio, vi guarderà come se foste i peggiori stronzi insensibili presenti su questa Terra e vi dirà:

MA E’ SOLO UN BAMBINO!!!

E nel malaugurato caso che siate donne single e senza figli, farà partire la seconda frase- cult, quella che risolve – secondo loro – tutte le discussioni:

LEI NON HA FIGLI, NON PUO’ CAPIRE!!!

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3 – I supermercati

Il supermercato, per un bambino a cui i genitori non hanno insegnato come ci si comporta è come il paese dei balocchi: un’occasione per trascorrere un’oretta a scatenarsi nelle corsie toccando tutto il toccabile e distruggendo tutto il distruggibile. Tra gli obiettivi preferiti:

  • Le buste dei biscotti che trasformerà in mangime per pesci;
  • Le bottiglie dei detersivi che aprirà e annuserà una ad una;
  • Le uova di cioccolato nel periodo pasquale che userà come un punching-ball.

Senza contare i carrelli che utilizzerà per tutto il supermarket come fossero dei go-kart mentre la mamma avanza tra gli scaffali facendo un passo ogni quarto d’ora, confusa come se si fosse svegliata da 10 minuti dopo una notte di sbronze mentre il figlio più piccolo, seduto nel carrello che ha preso lei, frigna come un laziale che ha perso lo scudetto per tutta la durata della spesa. E tu, che magari hai solo un quarto d’ora per fare la spesa di tutta la settimana, nemmeno ti puoi azzardare a chiedere permesso o a dirle brutta stronza scansati e levami dalle palle tuo figlio che gioca all’autoscontro col mio carrello, perché altrimenti… TAC! Parte la frase!!!!!

EH, MA E’ SOLO UN BAMBINO!!!

4 – I locali da ballo

Da un po’ di tempo a questa parte poi, alcuni genitori che vogliono fa’ du’ zzompi in allegria, hanno preso l’abitudine di portare i loro figli in discoteche, balere, locali in cui si balla latino-americano e affini. E anche in questo caso, è tutto un tripudio di ragazzini rompipalle che iniziano a correre in mezzo alla pista come se non ci fosse un domani, sudati, paonazzi e – data la loro altezza intorno al metro – praticamente invisibili ad occhio nudo. Uno magari sta camminando da una parte all’altra del locale, che di solito ha luci soffuse o psichedeliche, si ritrova lungo per terra, da la colpa alla consumazione alcoolica e invece ha inciampato in un bambino la cui madre aveva troppo da fare per dirgli

“AOOOHH!! VIE’ QQUA’!!!”.

Prenderne uno dei due a caso per la collottola e dirgli, alla vecchia maniera:

MO’ SI NUN STAI BBONO TE CORCO DE BBOTTE!

Non si può. Non è esempio di civiltà. Non è da mamme moderne.

Infatti noi ex bambini vivaci che negli anni 70 – 80 siamo cresciuti a Mazinga Z e sganassoni de mamma siamo tutti anormali, pieni di problemi e con qualcosa di non risolto… ma per favore!

A queste mamme, per lavarsi la coscienza basta un fievolissimo:

“Buono, Lollo, fai il bravo” detto una volta e sottovoce manco stessero recitando il rosario.

E Lollo ovviamente se ne fotte.

A me, invece, e alle tantissime persone vittime della vostra inciviltà, basterebbe una sola cosa: che imparaste a educare i vostri figli. Ma no, non c’è niente da fare, non ce l’avete nel DNA. O, forse, dovreste essere voi per primi a conoscere la parola ‘educazione’ per poterla impartire ai vostri pargoli. Ma non è di moda, non se ne parla su Uomini e Donne o Temptation Island, non è materia da reality, e non è un’app da scaricare.

Ricordate che si è genitori sempre, non solo quando si condivide sui social l’amore per i figli. Ma chi ama i propri figli li educa affinché in futuro siano persone civili.

Voi, perché non lo fate?

Alla prossima.

La Bionda.

4 pensieri riguardo “Ma è solo un bambino!

  1. Proprio ieri ho condiviso questo post in un gruppo di scrittori emergenti. Sono stata letteralmente assalita da donne e uomini in completo disaccordo su quanto scritto. Hanno detto che ho usato luoghi comuni a profusione, che ho scritto in forma troppo colloquiale e, ovviamente ‘tu non hai figli non puoi capire’ ‘solo chi è madre sa cosa vuol dire educare un ragazzo’ (e allora le maestre lavorano solo se sono mamme??) e che ‘in quanto nullipari’ non potevo esprimere un giudizio. Calcola che la frase più ‘delicata’ che mi hanno rivolto è stata ‘ti senti stocazzo’. E io mi riferivo solo a determinate mamme e ho parlato di educazione, cosa che ovviamente si deve possedere perché possa essere trasmessa o impartita. Quindi le tue parole mi hanno risollevato parecchio. Grazie! 🙂

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