C’è vita oltre Facebook?

I social network mi piacciono moltissimo, e si vede: ma a dire la verità ci ho messo un po’ a metabolizzarli e a crearmi un profilo Facebook. Io faccio parte di quella generazione di adolescenti cresciuti a cavallo tra gli 80 e i 90, la generazione del Commodore 64, del Nintendo ma anche dei pomeriggi interi passati a giocare in cortile, alle ville comunali o a via del Corso a passeggio con le amiche; quando era il credito della scheda telefonica a decidere se, una volta a casa, tua madre ti avrebbe crepato di mazzate perché non l’avevi avvertita del tuo ritardo. La scheda telefonica ‘finiva’, e non c’era tabaccaio da Roma centro a Rio de Janeiro che ne avesse una che costasse meno di ventimila lire, ‘tacci sua; ma tu questo a tua madre non lo potevi dire perché il cellulare non esisteva. E quando partiva lo sganassone o la ciavatta in base all’entità del ritardo, mentre scappavi per casa per evitare il linciaggio ti chiedevi se i tabaccai che avevano finito le schede da cinquemila lire, da adolescenti fossero mai stati presi a sganassoni dalla madre perché un tabaccaio a cui si erano rivolti aveva a negozio solo schede telefoniche da ventimila lire.

Inizialmente l’idea di aprire un profilo social in cui facevo solo virtualmente tutto quello che fino allora avevo fatto ‘vivendo’ per me non era il massimo: ma ero molto curiosa, e così mi misi al pc e in quattro e quattr’ otto mi creai un account. Mi sono resa conto quasi subito che, al di là di tutto ciò che ci possa essere di divertente nel ‘fare parte di Facebook’ (ritrovare vecchie amicizie, postare link divertenti e qualche bella foto per soddisfare quella punta di narcisismo che aleggia in ognuno di noi, etc.), ci sono tantissime persone che fanno un uso distorto di questo social network, e si dividono in varie categorie:

1 – Quelli che usano Fb come fossero personaggi famosi, che pensano bene di mettere al corrente i loro ‘followers’ di tutto ciò che fanno: si rivolgono ai propri contatti come se questi stessero aspettando solo i loro post: di solito danno il buongiorno con un selfie; a ridosso del pranzo scrivono qualcosa, ma non appena iniziano a piovere i commenti loro spariscono, non rispondono a nessuno e spesso, se hanno postato una frase provocatoria che solleva qualche discussione tra i loro contatti, lasciano che questi si azzuffino virtualmente infischiandosene delle conseguenze, e pascendosi dei tantissimi click e commenti collezionati in una mattina in cui magari avrebbero dovuto lavorare e invece sono stati a fare i coglioni dietro a un monitor.

Troppi social possono dare alla testa - Fonte: Bitstrips
Troppi social possono dare alla testa – Fonte: Bitstrips

2 – I gregari: sono attivissimi sui social, ma si ispirano ai veri ‘leader’ della rete (se così si possono definire); quasi sempre non hanno molto da dire, così quando vogliono rimorchiare o farsi notare, vanno su Twitter, cercano qualche frase profonda da copiare e incollare, naturalmente senza citazione, e la accompagnano a una loro foto: coi bicipiti in mostra se sono uomini, col culo o le tette di fuori se sono donne. Il bello è che trovano pure i coglioni che credono davvero che sia tutta farina del loro sacco, e che complimentandosi regalano loro un momentaneo barlume di celebrità: manco avessero vinto er Karaoke ar bar der bavoso su ‘a Tibburtina. Se hanno la sfortuna di avere tra i propri contatti un ‘leader’, lo evitano, non gli mettono like, non gli commentano, non gli condividono nulla, anzi a volte salvano il suo post per pubblicarlo in un secondo momento e fingere che lo abbiano trovato loro.

3 – Quelli che se lamentano: di tutto, senza distinzione. Date loro un telegiornale, anche regionale, ed avranno materiale ed argomenti per poter polverizzare i coglioni a tutto il Web. Qualsiasi notizia darà loro modo di esprimere disappunto o rabbia. Di solito sono gli stessi che pensano che gli scioperi, le manifestazioni di solidarietà, le richieste di aiuto ospedaliero, l’approvazione o meno di determinate leggi dipendano direttamente dalle condivisioni dei vari post sui social network.

Sono in molti a confondere i social con la vita reale - Fonte: Bitstrips
Sono in molti a confondere i social con la vita reale – Fonte: Bitstrips

4 – Quelli che pensano che la vita gli remi contro: fanno sempre parte di quelli che se lamentano, ma lo fanno relativamente alla propria esistenza. La loro bacheca è come un bollettino medico, non c’è settimana in cui non abbiano collezionato febbre, tosse, torcicollo, nausea, diarrea, mal di schiena, tutto documentato da foto di analisi/radiografie/certificati medici o da localizzazioni geografiche nei vari ospedali della zona e accompagnato da frasi tipo: “LA SFIGA MI CORRE DIETRO MA IO SONO PIU’ VELOCE” oppure “LA VITA E’ UNA RUOTA, TUTTO TORNA”, o ancora “E ANCHE OGGI LA SORTE SI E’ ACCANITA CONTRO DI ME” . Sì, e anche noi, dopo averti letto, ci siamo accaniti nel grattarci i coglioni.

Ma veniamo alla categoria che meno sopporto, e che evidenzio pure in grassetto maiuscolo, tiè:

QUELLI CHE PENSANO CHE SE GLI ALTRI NON POSTANO SUI SOCIAL LE COSE RELATIVE ALLA LORO VITA PRIVATA, EVIDENTEMENTE NON HANNO UNA VITA PRIVATA, e arrivano anche a chiederti: “Ma sabato non sei uscita, non hai pubblicato niente su Facebook!” (E grazie, proprio perché sono uscita non ho avuto tempo di stare sui social!) e in quel momento ti rendi conto che a loro non basta mettere tutti al corrente di ciò che fanno loro, ma vogliono anche farsi i cazzi tuoi. E se tu sei una persona discreta ed usi Facebook solo per divertimento ma senza parlare del tuo privato, cercano di farti sentire ‘strana’, e spesso te lo dicono anche. Fanno questo pensando che tu, per non sembrare come loro ti descrivono, cominci a condividere a profusione tutto ciò che fai. E così gli dai modo di farsi i cazzi tuoi. E’ un gioco perverso, il loro, ma se non ti lasci prendere dal “Brutta stronza, mo’ te faccio vede’ io se er sabbato nun esco!” e gli nascondi del tutto la bacheca, li fai rosolare nel loro social.

Perché altro, datemi retta, non hanno.

C’è vita, oltre Facebook… e non è poi così male.

Ci sentiamo presto.

La Bionda.

 

 

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