Vita da donna – istruzioni per l’uso

 La vita di noi donne è fatta di attese. Da adolescenti aspettiamo con ansia che ci crescano le tette. Una volta diventate donne, attendiamo che i ragazzi si accorgano di noi. Poi non vediamo l’ora di compiere i fatidici diciott’anni, per essere finalmente indipendenti, prendere la patente, firmarci le giustificazioni a scuola. A vent’anni ci sentiamo il mondo in mano, ogni piccola esperienza ci fa toccare il cielo con un dito, e ci sentiamo allegramente sospese tra cielo e terra, in uno stato di grazia che vorremmo non finisse mai. La nostra attesa è terminata!

Ed è allora che entrano in ballo gli altri, quelli che, invece, cominciano ad ‘aspettarsi qualcosa da noi’: la società, i genitori, i nonni, le amiche, i parenti, insomma, tutto il mondo circostante ci impone, anche se con grazia e delicatezza, di essere ‘uguali’ a tutte le altre, e molto spesso ‘diverse’ da quello che noi ci siamo prefisse.

Non c’è matrimonio, battesimo, funerale o altra occasione di incontro coi parenti in cui non veniamo tartassate di domande tipo: “Il ragazzo? Ce l’hai? Nooo? Eh, ma sbrigati, altrimenti resti zitella!” oppure: “Sei fidanzata? Ah, sei single? E perché? Una bella ragazza come te!!!” E giù a fare l’esempio della cugina/nipote/amica/figlia super-perfetta-e-organizzata che in tre anni si è fidanzata, laureata, sposata, è diventata mamma di un meraviglioso maschietto ed è in attesa della femminuccia. Questo tentativo di tirarci giù a forza dal nostro ‘limbo di beatitudine’ dura diversi anni, e se nel frattempo tutte le nostre cugine, amiche e parenti varie si sono ‘sistemate’ e noi ancora no, e mettete il caso che i nostri anni non sono più 20, ma 30… siamo finite! Povere zitelle tristi e depresse, piccole e meschine ragazze da guardare con compassione come se non avessimo più nessuna chance di ‘risalita’. Eh già, perché a trent’anni, quello che hai fatto hai fatto, sei finita. Out. Kaput. Niente più fidanzato, figli, futuro, niente di niente, sei vecchia per fare tutto, anche per sedere al tavolo dei single ai matrimoni (lo so, è orribile suddividere i single dalle coppie ai matrimoni ma lo fanno!), quindi ti passano direttamente a quello dei parenti agéé (zie vedove o ‘signorine’, amiche delle zie vedove, amiche delle zie signorine, vecchietti che vedi seduti là e non sai nemmeno che grado di parentela c’è tra di voi) della serie “L’età non è quella ma farai la stessa fine”.

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Per quanto mi riguarda penso che una donna non debba sentirsi necessariamente ‘finita’, ‘sfigata’, una sorta di ‘Bridget Jones’ solo perché ha trent’anni o li ha superati da un po’. Molte ragazze hanno cambiato completamente il loro modo di essere, sono diventate depresse, invidiose, pettegole, solo perché non erano riuscite a raggiungere gli obiettivi sopra citati. Insoddisfatte, le definisce la società, anche se credo che alcune donne nascano insoddisfatte. Avete presente quelle bambine che a Natale, sotto l’albero trovano la bambola più bella del mondo e sono felici, ma non appena un’altra bambina apre il suo regalo e trova un giocattolo comprato dai cinesi magari già scassato improvvisamente abbandonano il loro regalo in un angolo, puntano la cineseria altrui e si fanno prendere da una crisi isterica perché devono a tutti i costi avere il giocattolo che non era destinato a loro? Ecco, queste bambine non sono insoddisfatte perché condizionate da agenti esterni, lo sono nel dna, e saranno adolescenti, e poi donne, e poi anziane insoddisfatte. C’è un tempo per tutto, e ogni donna ha i propri tempi, le proprie esigenze che non si possono omologare in una determinata fascia d’età, ma soprattutto la vita non deve procedere per forza ‘a tappe’ e per forza ‘uguale a tutte le altre vite’. Tutte sogniamo prima o poi di incontrare il grande amore, quello con la A maiuscola, che ci toglie il sonno, il respiro e la ragione. Il brutto è che la maggior parte di noi sogna di incontrarlo il prima possibile, e nel momento che lo incontra lo prende così com’è, senza fermarsi un attimo a cercare di capire se si tratta veramente di amore o di un qualcosa che ci si avvicina soltanto. E’ sicuramente una cosa bellissima trovare la persona giusta, ma per ‘giusta’ dovremmo intendere quella che ci fa stare bene, che ci fa essere felici di averla accanto, con cui possiamo instaurare un dialogo, ed eventualmente intraprendere un percorso di vita, e non ‘giusta’ nel senso di adatta a salvarci dallo zitellaggio e a reintegrarci a testa alta nel gruppo di amiche che a differenza di noi ‘ce l’hanno fatta’.

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Un gran bel messaggio negativo a riguardo ce lo offre ormai da decenni la tv. Negli anni 80 e 90 troppi film e telefilm americani hanno distorto la nostra realtà sentimentale. Hanno iniziato con Beautiful, in cui tutto sembrava facile, vita, amore, amicizia, vacanze, bastava essere bella e ricca. Se non eri ricca, però eri bella, sicuramente un giorno, per caso, avresti incontrato uno dei rampolli della famiglia Forrester che avrebbe sfidato tutta la famiglia pur di trasformarti in stilista, attrice, modella, biologa marina, analista di laboratorio, tanto non appena gli sceneggiatori decidevano le sorti del personaggio ecco che lo facevano laureare in questa o quell’altra materia. Era un po’ come quando giocavamo con le Barbie. Oggi la mia bambola fa la scienziata, domani la top model… Bello, sì, ma se la maggior parte di noi si è limitata a sognare davanti alla tv consapevole che poi la vita reale non é quasi mai così, ad alcune persone sognare ha fatto un brutto effetto. E così qualcuno decise all’improvviso, forse proprio per arginare il messaggio negativo lanciato dalle soap opera patinate, che le ragazze carine non dovevano avere vita facile, o che dovevano essere per forza stupide o cattive. Cominciarono a fioccare le storie in cui la sfigata povera e goffa fa breccia nel cuore del giovanotto benestante che, per lei, lascia la fidanzata ricca e bella come il sole, ma perfettina, noiosa e anche un filino perfida, che durante il film subissa la povera protagonista di ogni tipo di angherie.

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Come in Cenerentola, con la differenza che le cattiverie perpetrate dalle sorellastre erano mosse dall’invidia viscerale che provavano due bruttone senza speranza destinate allo zitellaggio nei confronti della loro bella coinquilina, temendo che proprio lei sarebbe stata la causa della loro singletudine. Ecco, appunto, in tutte le favole che si rispettino le brutte sono anche cattive! Si dice che chi è brutto fuori è necessariamente bello dentro. No, non è sempre così, specie per alcune donne. Una donna brutta, e cosciente di essere tale, inacidirà talmente tanto da diventare brutta anche dentro, e ‘brutta’ sarà con gli altri. E le storie in cui alla fine vince la bruttina ma buona, hanno causato un’immane e catastrofica riscossa delle cozze, che adesso quando vedono una gran bella ragazza non si preoccupano più di avere una rivale da temere, perché automaticamente pensano: “Sicuramente è una bambola senza cervello che fa affidamento solo sull’aspetto fisico” e si dicono che magari il tipo che hanno puntato loro le guarderà, perché ‘le cose’ belle si guardano (sì, così definiscono una ragazza bella, una ‘cosa’), ma penserà anche lui: “Sicuramente è una bambola senza cervello che fa affidamento solo sull’aspetto fisico”. E ci credono talmente tanto che tendono ad avere nei confronti della bella un atteggiamento di superiorità misto a una velata compassione, della serie ‘notano te ma preferiranno e sceglieranno me’.

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Quando si parla di coppie, poi, la situazione si fa ancora più interessante: una coppia di belli verrà criticata a prescindere. Due persone di bell’aspetto non si possono innamorare l’una dell’altra come tutti i comuni mortali. La tipologia dei pettegolezzi spazia da “Lui è gay, lei una poco seria e si mettono il coperchio a vicenda” “Si mettono le corna” o “Ho visto lui andare a trans sulla Tangenziale” e quello più gettonato, cioè “Lui è stato lasciato dalla sua ex, non riesce a farsene una ragione, sta con lei che sì, ‘oggettivamente’ è una bella ragazza, ma devi vedere come guardava l’altra…!” Che poi quanto non sopporto le persone che quando parlano inseriscono la parola ‘oggettivamente’, strascicando le ‘G’!!! Già, perché c’è sempre un ex ingombrante, sulla falsariga di ‘Rebecca la prima moglie’. Però nel nostro caso è peggio, perché la ex è ancora viva. Di solito quando finisce una storia d’amore durata anni si lascia sempre dietro strascichi dolorosi: non è mai facile andare avanti, e quando poi comincia a fare eco il rumore dei ricordi è ancora peggio. Però nella vita tutto scorre, e fortunatamente a volte questo ‘tutto’ cambia. Difficile dimenticare ciò che è stato, quasi impossibile, ma si inizia a guardare in altre direzioni, a capire che sì, c’è stata una storia importante e sofferta ma bisogna pur tornare a vivere come prima, e a voler bene prima di tutto a noi stessi. E’ proprio durante questa sorta di ripresa che, però, le persone che ci circondano tendono a restare colpiti dalla nostra nuova forma di felicità, o meglio dalla nostra volontà di mettere un punto e ricominciare daccapo. Ed è lì che partono i consigli sbagliati, e anche le critiche o la gelosia se iniziamo ad interessarci ad un’altra persona. Allora giù tutti a ricordare quanto eravamo felici con l’ex, che coppia meravigliosa, e quanto ci volevamo bene, nessuno mai potrà rimpiazzare lui/lei, e di ciò ne fa sempre le spese la persona ‘nuova’, osteggiata perché vista come un’intrusa che ‘turba un equilibrio’, che poi invece già era bello che rotto visto che la favolosa storia d’amore tanto declamata è finita da un pezzo.

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Credo che ognuno di noi nell’arco della vita cambi, e che in noi esista un atteggiamento per ogni persona che incontriamo, sia essa l’amore della vita che solo una storia passeggera. Certi amori sono destinati a non nascere perché oggi non si parla più, a volte manca il coraggio, o non si trovano le parole, o è il carattere che ci frega. Si può continuare per mesi a guardarsi negli occhi, a cercarsi tra la gente, a pensarsi giorno e notte senza lasciar mai accadere nulla. Se tutti riuscissimo a superare le barriere che ci mettono davanti le nostre paure, i pettegolezzi, i pregiudizi, le insicurezze personali, imparando a sceglierci reciprocamente, imparando a scegliere ciò che vogliamo e non a subire passivamente le scelte altrui per pigrizia, paura, convenzione, allora sì che potremmo parlare d’amore, perché ci sarebbe un mondo dove si ama davvero qualcuno, non un suo surrogato, e non l’idea che di questo qualcuno ci siamo fatti. Un mondo in cui ogni persona verrebbe accettata com’è, in cui si apprezzerebbe anche ciò che non è stereotipato, perché sforzarsi di essere a tutti i costi uguali agli altri è deleterio e faticoso. In certi casi può essere faticoso anche essere uguali a noi stesse in una società che ci impone altro, ma datemi retta, superate le prime difficoltà di adattamento, una donna che è felice di essere riuscita a restare sé stessa nonostante tutto ha il sorriso più bello del mondo, perché è quello che gli viene dal cuore.

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Comunque è bello essere donna in questo secolo. Finalmente siamo autonome, ci siamo affrancate dal ruolo di sottomissione che per secoli ci aveva imposto la società maschilista, possiamo dire la nostra, scegliere ciò che vogliamo dalla vita senza accettare passivamente ciò che le convenzioni in passato ritenevano opportuno in quanto ‘femmine’. Manifestare per un ideale, o per l’approvazione di una legge. Le nostre nonne hanno iniziato questa rivoluzione, proseguita dalle nostre madri fino ad arrivare a noi. Non dimentichiamolo mai. Quella testa che abbiamo ben piantata sul collo, va usata in questo senso. E non per essere invidiose, competitive, non per ispirarsi alle piagnone usa e getta da reality trash, o a pseudo -zitelle il cui unico scopo nella vita è di trovare qualcuno non da amare, ma da sposare, ‘…sennò cosa racconto alle amiche?’. Ora che il mondo ha capito che anche noi abbiamo un cervello che funziona, non facciamogli cambiare idea. Siamo Donne, con la D maiuscola. Continuiamo a dimostrarlo, sempre!

A presto.

La Bionda

 

 

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